ABISSI - Paramagia (Octopus Rising / Argonauta Records]
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Il nuovo disco degli Abissi si presenta come un percorso compatto e
visionario. Funerale in Messico apre con riff pesanti e saturi, mentre
la voce si muove su coordinate oniriche: non canta davvero, ma disegna linee
vocali sospese, evocando un incontro ideale tra Deftones e Melvins. È subito
chiaro che l’impatto non è mai fine a se stesso, ma sempre filtrato da una
dimensione dream. Pizzo, primo singolo accompagnato da video, spezza e
ricompone continuamente la struttura: nervoso, frammentato, costruito ancora
una volta su un ritornello che vocalizza più che dichiarare, per poi deragliare
in una voce schizzata e inquieta. Con Le Chiese l’attacco è
devastante: chitarra e batteria procedono lente e schiaccianti, ancora in
territori alla Melvins, prima che la voce entri e apra a un ritornello di
vocalizzi eterei, tra i momenti più riusciti del disco. Grabovi gioca
su più livelli: una chitarra nervosa tra metal e stoner, un assolo sognante,
aperture psichedeliche e un finale lento, dilatato, quasi ipnotico. Sequenze
è uno dei tre brani strumentali e parte da loop sperimentali che richiamano
Godspeed You! Black Emperor e Flying Saucer Attack. Dopo questa pausa
immersiva, Cemento riporta in primo piano chitarre taglienti e una
macchina sonora che macina riff e beat bestiali, mentre la voce resta lontana,
sognante, come un’eco. Madama Cristina sorprende con un’attitudine più
lineare: desert rock, richiami ai Verdena e ai QOTSA, quasi pop nella sua
immediatezza. 3424 chiude con un attacco frontale di chitarre stoner
graffianti, continui cambi di direzione e arpeggi psichedelici alla Kyuss,
confermando la forza degli Abissi anche nel linguaggio puramente strumentale.

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