Atom Lux
Voidgaze Dopamine Salad
https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig
Descrizione Album
Con il suo album di debutto Voidgaze Dopamine Salad, Atom
Lux (in parte Lucio Filizola) intraprende una turbolenta
esplorazione ai confini del rock psichedelico contemporaneo.
Atom Lux nasce dal desiderio di abbracciare l’instabilità come
motore creativo. Invece di scegliere un solo linguaggio musicale, Filizola
intreccia psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop,
lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si trasformino in qualcosa di
fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge alle definizioni, ma che al
tempo stesso mantiene una forte coerenza: un multiverso caleidoscopico tenuto
insieme dalla forza gravitazionale dell’energia rock più autentica.
Al centro di Voidgaze Dopamine Salad si incontrano gioco e
apocalisse, visioni allucinatorie e strutture solide. I dieci brani poggiano su
chitarre granitiche e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione
ritmica pulsante, mentre i testi spalancano porte su immaginari surreali e
grotteschi: scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali,
singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti e
danzatori isterici. Ogni traccia è un portale diverso, ma tutte insieme
compongono un mosaico sonoro vivido e delirante, in cui caos e melodia
convivono in tensione costante.
Pur non essendo un concept album, il disco porta con sé un filo
conduttore forte: la sensazione di un’insalata di dopamina servita su un piatto
fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto frammentato e ipnotico di
emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso riassume il paradosso che
anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di ironia, psichedelia e
inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e diretta di una live
performance rock.
Con Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux si presenta come una
voce nuova e riconoscibile nel panorama psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico
eppure curato, surreale ma radicato nella tradizione, che dimostra come il
rock possa ancora reinventarsi quando viene filtrato da un’immaginazione senza
confini. Più che un semplice debutto, è un invito ad entrare in un multiverso
sonoro in cui ogni ascolto svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi
di guardare nel vuoto.
L’INTERVISTA
1. POINTLESS MADNESS
1.1 Pointless
Madness è nata in un pomeriggio: cosa è successo in quelle ore perché il brano
prendesse forma così rapidamente?
Pointless Madness è frutto di un esperimento che spesso
mi diverto a fare quando ho un po’ di ore libere. Mi metto in studio – chitarra
o tastiera in mano – e vado a ruota libera con l’obiettivo di scrivere e
registrare da zero un mini-brano compiuto. E’ un esercizio divertente, che a
volte può portare a qualcosa di buono (altre no). Quando ho avviato il progetto
Atom Lux ho cominciato proprio da queste brevi composizioni espresse, di
circa 90 secondi – anche per cominciare a pubblicare qualcosa sui social - che
chiamavo P.M.S. (Pointless Music Shot). Pointless Madness è nata da uno
di questi esperimenti.
2.1 Nel testo
compare il personaggio di Mr. Kite: da dove arriva questa figura frenetica e
surreale?
Mr. Kite è uno dei numerosi elementi che – consciamente on
inconsciamente – ho inserito nella mia musica grazie alla mia passione per i
Beatles. Ricordo quando ascoltai per la prima volta il brano Being for the
benefit of Mr. Kite! (Sgt. Pepper’s
Lonely Hearts Club Band) e ricordo la frenesia psichedelica che mi trasmise. Ho
pensato che la figura di Mr. Kite si prestasse bene a fare da cicerone nel
viaggio rapido e frenetico rappresentato da Pointless Madness.
3.1 Quanto è
stato importante lasciare che istinto e caos guidassero la costruzione sonora
del pezzo?
Molto, almeno nella prima stesura di qualsiasi mia composizione cerco di
lasciare più spazio possibile all’istinto – sperando che possa portare a
qualcosa di buono.
2. BAD SNAKE GOOD SNAKE
2.1 L’idea del
serpente doppiogiochista è antichissima: come hai reinterpretato questo simbolo
in chiave psych-rock?
Mi piaceva l’idea di tentare l’associazione tra un tema così
antico e un brano dalle sonorità psico-acide. L’esperimento a mio parere è
riuscito e in qualche modo secondo me la reinterpretazione psych rock del tema
funziona.
2.2 Il riff
ripetitivo dà la sensazione di uno “strisciare”: è nato prima il concept o il
riff?
È nato senza dubbio prima il riff – come spesso accade nei
miei brani. È stata la striscevolezza del riff ad ispirare l’immagine
del serpente, da cui poi si è sviluppato il brano.
2.3 Il poliritmo
3-4-7 nel bridge è piuttosto inusuale: cosa volevi ottenere con quella scelta?
Nella parte centrale del brano avevo in mente di metterci un solo di
synth, ma non volevo accompagnarlo con un 4/4 dritto e secco. Volevo
destabilizzarlo in qualche misura, ma volevo che la batteria viaggiasse
indisturbata su un 4/4. Quindi ho deciso che l’elemento di destabilizzazione
dovesse provenire dalla ritmica della chitarra (in 3) e il groove di basso (in
7). Se si fanno due conti, si scopre che un poliritmo 3-4-7 ha un periodo di 84
quarti (che è appunto il minimo comune multiplo tra 3,4 e 7), il che è
abbastanza destabilizzante.
3. DEATH BY SMALL TALK
3.1 Il brano
sembra costruito come una conversazione che si perde: come hai tradotto questa
idea nella struttura musicale?
L’idea di fondo era proprio quella: scrivere un brano
“infervorato”, che sviluppandosi passasse di palo in frasca (in termini di temi
e sezioni musicali), quasi a mimare il rapido susseguirsi di argomenti frivoli
che caratterizza le small talk. Unico requisito: BPM > 180. Ho quindi
costruito diverse sezioni relativamente scorrelate tra loro, per poi cucirle
insieme. Ne è uscita fuori Death by Small Talk, che sinceramente è uno
dei brani che più mi diverto a suonare e cantare dal vivo.
3.2 La Rickenbacker
in apertura crea subito una tensione: perché proprio quel tipo di arpeggio?
In questa mia fase di produzione musicale mi trovo spesso a
scrivere in modo tale che non sia troppo evidente se un brano sia in tonalità
maggiore o minore. Non che sia una cosa nuova, ma - teoria musicale a parte -
l’effetto che l’ambiguità armonica ha sul mio cervello mi piace. Anche se solo
a posteriori poi ci ho fatto caso, l’arpeggio crea esattamente quell’ambiguità,
passando rapidamente e ripetitivamente da minore, maggiore a sus4.
3.3 Perché,
secondo te, le “small talk aggressive” meritavano una canzone?
Penso che la musica, e le possibilità per crearla, siano abbastanza ampie
da fare in modo che qualsiasi cosa possa meritare una canzone, dalle storie d’amore
alla carta vetrata, dal senso della vita ai peperoni cruschi, dal manzanarre al
reno..quindi anche le small talk.
4. BLACK MIRROR
4.1 L’immaginario
distopico del brano è molto forte: quale visione ha dato origine a Black
Mirror?
Anche in questo caso mi sono lasciato trasportare dal
“sapore” della melodia di chitarra, e dai suoni (e tonalità) che avevo scelto
per eseguirla. Per qualche motivo il brano mi ha detto subito
“apocalisse, estinzione”, ma è solo quello che ci ho sentito io in quel particolare
momento.
4.2 Le voci
ipersature sembrano parte del racconto: come hai collegato estetica sonora e
narrazione?
Esatto, è quello che volevo far emergere. Per il tema
trattato, anche un po’ in forma di “lamento”, mi è sembrato adeguato saturare
le voci e caricarle di delay per conferire ulteriore ansia alle sonorità del
brano.
4.3 Cosa ti
interessava esplorare del rapporto tra desiderio umano e collasso?
In primo luogo il tema - ormai datato, trito e ritrito, ma attuale - della
possibilità di un’estinzione di massa auto-provocata, causata dall’incremento
incontrollato dello sfruttamento di risorse. In secondo luogo le manie di
protagonismo che ha l’essere umano quando dice “se continuiamo così sarà la
fine del mondo”, quando invece, se anche ci dovessimo estinguere, il mondo se
la passerà benissimo senza di noi.
5. J.I.B.B.E.R.I.S.H.
5.1 Il titolo è
un acronimo nonsense: come è nata questa scelta giocosa?
Come dicevo, mi piacciono i Beatles, e in particolare John
(che è il soggetto dell’acronimo: “Jonh inflates balloons because every
remote island starts hallucinating”). L’elemento no sense è un tributo,
oltre che a John – che apprezzava il genere – al mondo dell’assurdo e
del surreale, che apprezzo tanto anche io.
5.2 Il brano
contiene riferimenti sottili ai Beatles: hai un ricordo specifico legato a
quelle influenze?
Ho scoperto i Fab Four all’età di 10/11 anni, quando mio
padre tornò a casa con un CD arancione con un “1” giallo stampato sopra, una
raccolta delle hit dei Beatles, e da allora li ho riscoperti tante volte in
tanti modi diversi. In generale sono un hater dichiarato e militante della
banalità, non la sopporto, ma quello che ho ricevuto musicalmente dall’ascolto
della musica dei Fab mi consente di accettare di dire una cosa così banale come
“mi piacciono i Beatles”. Con J.I.B.B.E.R.I.S.H. mi sono semplicemente
divertito a comporre un semplice e spensierato scherzo rock che fosse un
collage di citazioni ai Beatles. Se anche tu che leggi
sei fan, e vuoi “giocare”, ti invito a cimentati: nel brano sono presenti
citazioni (più o meno evidenti) su tre livelli: testo, musica e grafica
(copertina del singolo). Se le becchi tutte ti offro pizza e birra la prossima
volta che passi da Roma.
5.3 Quanto è
difficile rendere l’assurdo “musicale” senza perdere coesione?
Sicuramente è molto difficile, ma nel caso di J.I.B.B.E.R.I.S.H. l’assurdo
si sviluppa nella tematica e non tanto nella musica. Mi avete dato un’idea
però..proverò a scrivere un brano in cui l’elemento “assurdo” esiste
esclusivamente nella musica (vediamo come..) mentre il tema si svilupperà in
modo standard e lineare. Magari lo infilo nel secondo album.
6. DANCE PLAGUE DELIRIUM
6.1 Perché hai
voluto raccontare la piaga del ballo del 1518 in forma psych-rock?
Non riesco a pensare ad una forma migliore, diversa dal rock
psichedelico, per raccontare un evento di isteria di massa in cui centinaia di
persone, in un villaggio di epoca medioevale, cominciarono a ballare in modo
incontrollato per giorni e notti, senza musica, probabilmente a causa di
qualche forma di allucinazione dovuta ad intossicazione alimentare, fino a
lasciarci la vita..
6.2 Il brano
cresce come una febbre collettiva: come hai costruito quella progressione?
Il brano si sviluppa in modo abbastanza lineare, più lineare
di altri brani dell’album, e la progressione “musicale” vuole rispecchiare il
progressivo impazzimento collettivo dei ballerini sventurati.
6.3 Che cosa ti
affascina dei fenomeni storici legati all’isteria di massa?
Non ho nessuna competenza in materia, ma è affascinante notare quanto la
suscettibilità, il trasporto comportamentale - di riflesso alle azioni altrui –
la suggestione, e il condizionamento in generale, siano elementi chiave,
probabilmente necessari, nello scatenarsi di un evento di isteria di massa, come
se un gruppo di persone costituisse un macro-organismo che esce fuori di testa.
7. STONED MONKEY HERITAGE
7.1 Da dov’è nata
l’idea del primate che scopre i cibi allucinogeni?
L’idea è legata alla teoria (totalmente speculativa e priva
di evidenze - just for fun) che l’intelligenza e le prestazioni cerebrali
dell’homo sapiens possano in qualche modo avere una relazione con le
sperimentazioni - in termini di sostanze droganti e quindi aventi effetti sulla
mente e sulla percezione del mondo - dei nostri antenati ominidi.
7.2 Il brano
sembra a metà tra ironia ed evoluzione: qual era il tuo intento narrativo?
Definirei la tematica come fanta-evoluzionistica..in
effetti, chi può dire che non sia andata proprio così: un nostro antenato,
milioni di anni fa, abbia raccolto e mangiato un fungo nato su una m*rda di
vacca, e in preda alle allucinazioni abbia pensato, guardando il seme del
frutto che aveva appena finito di mangiare per coprire l’amaro del fungo,
“quasi quasi nascondo sto coso sotto terra, vediamo che succede” – e boom: è
nata l’agricoltura.. boom: disponibilità e riproducibilità di beni.. boom:
baratto..boom: strutture sociali..boom: homo sapiens (ripeto – just for fun,
non sono un biologo evoluzionista, ma l’idea è divertente).
7.3 I timbri
brillanti e acidi danno un tono “fumoso”: come li hai scelti?
Ricercare dei toni “acidi” mi sembrava la cosa giusta da fare per un brano
che parla di scimmie allucinate. La semplice scelta di una telecaster con pickup
selezionato al ponte, passata attraverso un overdrive e inviata al mio ampli
valvolare è stata la base di partenza perfetta.
8. SPAGHETTIFICATION APOCALYPSE
8.1 Perché la
spaghettificazione — un fenomeno così specifico — ti è sembrata materiale perfetto
per un brano?
Spesso mi metto a vagare con la mente alla ricerca di una
tematica assurda per un brano, ma poi mi ricordo che la natura è una fonte
sterminata di assurdità. La speghettificazione è una di queste e non poteva non
meritarsi una canzone.
8.2 Il pezzo ha
un carattere quasi rituale: volevi imitare la sensazione di cadere in un buco
nero?
Non era mia intenzione imitare la sensazione di cadere in un
buco nero (anche se sarei curiosissimo di sapere cosa si prova, ma credo che
sia difficile che qualcuno sarà mai in grado di raccontarlo.. ma non è detto)
ma condivido la sensazione che il brano – soprattutto la seconda parte – abbia
un carattere rituale.
8.3 Quanto
contano per te i temi cosmici come metafora dell’esperienza umana?
Se devo essere sincero, non molto..anche se, a ripensarci mentre sto
rispondendo, l’esperienza umana è sicuramente legata al caos indescrivibile, e
inafferrabile, che governa i nostri processi neurali, e al modo in cui i nostri
processi neurali - e i loro effetti su quello che alla fine chiamiamo
“comportamento” - interagiscono con i processi neurali di altri individui.
Questo bordello più totale sicuramente mi porta a fare un parallelismo con il
caos che regna indisturbato nel cosmo.
9. MANDELBROT! MANDELBROT!
9.1 Questo brano
è un viaggio dentro un frattale: cosa ti attira dell’idea di un mondo senza
punti di riferimento?
Come – credo – molti, ho scoperto i frattali guardando
un’immagine e pensando che fosse molto figa. Poi mi sono chiesto cosa fosse e
come fosse stata ottenuta quell’immagine (che era la rappresentazione
geometrica di un frattale) e ho scoperto il concetto di frattale. Essendo anche
un fan delle cose che non sono ciò che sembrano, che nascondono aspetti sotto
la superficie, che hanno una regolarità non scontata, è stato facile
appassionarmi.
9.2 Il suono è
esplosivo e saturo: come hai lavorato per rendere “sonoro” il concetto di
geometria infinita?
Anche se mi sono posto un po’ di volte la domanda “come
faccio a scrivere un pezzo di musica frattale?” ancora non ho trovato una
risposta esaustiva, e sto rimandando la questione da un po’.. la cosa può
sfuggire facilmente di mano quando ci si infogna in nerdate del genere,
e io ci sguazzo. Quindi Mandelbrot! Mandelbrot! non è un prezzo -
tecnicamente - frattale ma racconta la storia di un vagabondo perso all’interno
di un universo frattale. Per dipingere questo scenario mi sembrava adeguato
l’utilizzo di chitarroni pieni di fuzz, con un tocco di octaver “sintetizzato”.
9.3 Chi è il
vagabondo bidimensionale del titolo?
Il vagabondo – ironia bella forte – è proprio il creatore (o
scopritore..non so di che team siete voi) del frattale stesso, tale Benoît
Mandelbrot, matematico polacco del secolo scorso.
10. TOXIC EASTER BUNNY
10.1 Da dove nasce Marlon, il coniglio pasquale
psicotropo?
Marlon ha un’origine molto semplice: era il periodo di
Pasqua, ero a casa e avevo da pochi giorni comprato un nuovo pedale distorsore
per chitarra. Si tratta forse del brano dalla genesi più diretta e semplice.
Non so voi (chitarristi) ma quando io devo provare un distorsore nuovo la prima
cosa che faccio sulla chitarra è dare una mazzata sulle corde prendendo un la
maggiore nella posizione più semplice possibile, al secondo tasto (pickup
rigorosamente al ponte), manco fossi Angus Young. Il riff è nato smanettando
con il nuovo distorsore, ed essendo Pasqua ho voluto introdurre il coniglietto
Marlon (però la storia mi sembrava noiosa se non si fosse trattato di un
coniglietto pazzo che va in giro ad allucinare i bambini).
10.2 Il brano è uno dei più narrativi del disco: lo
hai pensato come una sorta di mini-cortometraggio?
Quando ho scritto il testo di Toxic Easter Bunny in
effetti l’ho sviluppato avendo sempre in mente le immagini dipinte dal testo
stesso, come se fosse una composizione cinematografica – come fate a saperlo??
10.3 Perché hai deciso di chiudere l’album con un
personaggio così grottesco e ironico?
Perché era l’ultimo brano in ordine alfabetico.. no scherzo, mi sono reso
conto di questa cosa solo dopo averla detta. In realtà non c’è un motivo
particolare, ma a posteriori, aver messo in fondo all’album questo brano credo
sia stata una buona scelta, almeno a livello tematico: dopo un brano che parla
dell’apocalisse gravitazionale e un altro che segue un vagabondo perso in
eterno nella sua prigione frattale…un coniglietto psic opatico per
sdrammatizzare ci stava.

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